Nella mia vita ho imparato che il divieto è una regola assurda1. Certo: bisogna imporsi dei limiti e il concetto dovrebbe essere
La libertà consiste nel potere di fare ciò che non nuoce ai diritti altrui (Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, 1975)
Vale a dire un codice, univocamente riconosciuto, per vivere insieme attraverso delle regole morali non necessariamente condivise da tutti.
Ma da qui a delle espressioni popolane del tipo
ma non possono fare una legge per vietare [omissis]?2
ce ne vuole. Come è del tutto insensato e ridicolo proibire, per legge, una pianta come la Cannabis o le orientazioni sessuali di qualcuno. Ma non è niente di nuovo: la Storia, anche quella più remota, è piena zeppa di esempi di questo tipo: persecuzioni ideologiche (religiose, politiche…).
Però in effetti come si fa a proibire a una persona di pensare? Di formarsi un pensiero? Di tramandare questi pensieri? Fare in modo che non rinascano questi pensieri?
Volete sapere qual’è il trucco che va di moda al giorno d’oggi? Parlar d’altro, distogliere l’opinione pubblica con stronzate inutili. Orientare le idee su argomenti futili e il metodo è sempre quello: ingigantire le notizie oppure inventarsele. Anzi meglio: fare un po’ questo e un po’ quello.
E così abbiamo il gossip da telenovela, lo sport nazionale e i nostri giornalisti che con ogni servizio del tg di spargono paura (che neanche i terroristi…) per poi passare ad una notizia di cucina.
1 Dai blog che mettono l’effige anti-komunista ad anti-billgates: sinceramente sono un po’ ridicoli. Sì: io linko il sito che elenca gli atei famosi in cui è in bella vista il logo con raffigurato Dio vietato. Ma è una stronzata: come fai a vietare l’esistenza di qualcosa che…non esiste? Ne avevo parlato in questo post
2 Questo deve essere un retaggio religioso. Infatti, ora che ci penso, le 3 grandi (si fa per dire…) religioni (finto)monoteistiche campano sui divieti.



