Vorrei

Vorrei che qualcuno, per il mio trentesimo compleanno prossimo venturo, mi facesse un regalo spontaneo. Per farmi sentire arrivato ad un traguardo e non aver sprecato tutto il tempo precedente.

Il mio cuore cattivo

“In ognuno di noi c’è qualcosa di malvagio, di cattivo, di perverso”, ho detto. “È la parte di noi alla quale dobbiamo stare sempre molto attenti, ma che qualche volta è più forte di noi. Come è successo a te vicino al lago e a me con Kai. Allora c’è un modo solo per fronteggiare la malvagità che è in noi. Assumerci la responsabilità di ciò che abbiamo fatto. Se non lo facciamo, il senso di colpa ci perseguita e ci distrugge”

Il mio cuore cattivo – Wulf Dorn

Questa mia confessione non significa assolutamente nulla…

C’è soltanto qualcosa di illusorio, al mio posto, un’entità che è anche possibile toccare con mano, sennonché io non ci sono. Puoi pure sentire la mia carne a contatto con la tua, e credere che i nostri stili di vita siano comparabili, ma io semplicemente non ci sono. Per me, è diffìcile avere un senso, a qualsiasi livello. Io sono un’invenzione, un’aberrazione. Sono un essere umano incoerente. La mia personalità è appena abbozzata, informe; solo la mia crudeltà è persistente e alligna nel profondo. La mia coscienza, la mia pietà, le mie speranze, sono scomparse molto tempo fa (probabilmente ad Harvard), se mai sono esistite. Non esistono più frontiere da varcare. Sono ormai al di là di ogni cosa. Sono assolutamente indifferente al male che ho fatto. Non me ne importa niente di ciò che ho in comune con i pazzi e gli energumeni, con i viziosi e i maligni. Tuttavia mi tengo ancora saldo a una singola, squallida verità: nessuno è al sicuro, nessuno si salva, non c’è redenzione per nessuno. Comunque, non mi si può biasimare. Si presume che qualsiasi modello di comportamento umano abbia una sua validità. Il male sta in quello che sei? O in quello che fai? La mia pena è costante, acuta, e io non spero in un mondo migliore, per alcuno. Anzi, voglio che la mia pena sia inflitta anche ad altri. Ma anche dopo aver ammesso questo (e io l’ho ammesso innumerevoli volte, pressoché in ogni atto che ho commesso), anche dopo essermi trovato a faccia a faccia con queste verità, non avviene la catarsi. Non acquisto una conoscenza più profonda di me stesso. Nessuna nuova comprensione si ricava da ciò che racconto. Non avevo, non ho nessun motivo per raccontarvi tutto questo. Questa mia confessione non significa assolutamente nulla…

American Psycho – Bret Easton Ellis

Menti tormentate

Nel caso di allucinazioni di cui ci occuperemo  adesso, che sono essenzialmente un compulsivo ritorno a un’esperienza del passato, il quadro è del tutto diverso. A differenza dei flash back che si osservano nelle epilessie del lobo temporale – a volte toccanti ma fondamentalmente banali -, in questi casi ciò che riaffiora a tormentare la mente è il passato significativo, verso il quale si prova affetto o terrore: si tratta insomma di esperienze con una carica emotiva tale da lasciare un’impronta incancellabile sul cervello, forzandolo alla ripetizione.
[...]

Le persone con PTSD sono soggette anche a sogni o incubi ricorrenti, che spesso includono ripetizioni letterali, o in qualche modo mascherate, delle esperienze traumatiche.

 

Allucinazioni – Oliver Sacks

Hello beautiful

Un giorno ci incontreremo, tu all’uscita e io all’entrata di un locale. Io sarò voltato a parlare con qualcuno. Mi girerò e ti vedrò. Una sorpresa nei nostri occhi. Io la nasconderò mostrando un ghigno “Hello beautiful!” e me ne andrò per la mia strada passandoti davanti. Una volta entrato curverò il viso mentre un mio amico mi metterà una mano sulla spalla e dirà “non ci pensare”.

un pezzo essenziale del puzzle

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Molte volte nella vita mi sono sentito come se mi mancasse qualcosa, un pezzo essenziale del puzzle che tutti gli altri si portano dietro senza nemmeno pensarci. Di solito non ci faccio attenzione, dal momento che nella maggior parte dei casi si tratta di qualche scempiaggine umana, come comprendere certe regole del baseball o non pretendere di andare a letto al primo appuntamento. Ma altre volte mi sento privo di un vasto bagaglio di saggezza, una riserva di significati che gli esseri umani conservano così in profondità da non avere nemmeno bisogno di parlarne. E forse non saprebbero neppure descriverli a parole.

Jeff Lindsay – La mano sinistra di Dio