ha cambiato le regole per modprobe. Mi spiego meglio: il file modprobe.conf dovrà trovarsi nella directory /etc/modprobe.d e qualsiasi file si trovi in questa directory deve avere l’estensione .conf. Se non si agisce in questa maniera vengono mostrati dei warning durante il boot e niente altro (è solo un avviso per una versione futura di module-init-tools). Fonte
Dato che rinominare tutti i file a mano usando mv o altro (chi usa MC o simili non so, non ho mai usato questi file manager) è fastidioso quindi ho pensato di usare qualcosa di più intelligente. Per esempio rename ma poi mi sono ricordato che Arch Linux non fornisce la versione “alla debian” che permette di usare le regex quindi ho abbandonato l’idea. Non ne ho nemmeno voluto sapere di fare un ciclo for (anche se è la soluzione che molti adotteranno o hanno già adottato).
Ho quindi preso mmv presente in AUR. Dopo alcuni vani tentativi sono riuscito, grazie a Nss su #linux di azzurra, a rinominare solo quelli che necessitano dell’estensione .conf (chi la ha già è inutile che ne abbia due di .conf giusto?).
Per rinominare più volte invece di fare così
mmv “*.conf” “#1″ ; mmv “*” “#1.conf”
cioé prima tolgo a tutti l’estensione e poi metterla a tutti quanti basta dare mmv, poi sullo standard d’input dare *.conf #1.conf poi * #1.conf e infine ^D. Per visualizzare meglio quello che ho cercato di spiegare:
mmv
*.conf #1.conf
* #1.conf
Funziona così: fra quelle righe comanda la prima che dice che tutti quelli che hanno estensione .conf devono rimanere tali, poi passa alla seconda che dice di aggiungere .conf a tutti i file (tranne però quelli della prima regola). Insomma si comporta in cascata ma in maniera mutamente esclusiva rispetto alle regole precedenti (un po’ come le Leggi della Robotica di Asimov). Altre informazioni su man mmv e qualche esempio qui



